Questione di…libertà (reprise)

In occasione della mancata visita del Papa all’Università La Sapienza lo scorso febbraio, scrissi su questo blog un articolo intitolato Questione di…libertà, in cui denunciavo come in molte circostanze fosse la Chiesa a non rispettare quel principio di libertà tanto invocato per la censura di Benedetto XVI, censura che a mio parere non ci fu neppure. Pochi giorni fa la Chiesa ci ha offerto una ulteriore prova del suo curioso concetto di libertà: a Padova un giornalista è stato cacciato dalla Chiesa perchè colpevole d’essere l’autore di un articolo nel quale si raccontava la vicenda di un prete innamorato.

Riporto integralmente l’articolo di cronaca apparso su Repubblica.it in seguito a questo evento.

Prete innamorato, vescovo caccia
il giornalista dello scoop

di FILIPPO TOSATTO

PADOVA - Vade retro, stampa. L’arcivescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, ha cacciato platealmente dalla chiesa il giornalista autore dello scoop sulla vicenda di don Sante Sguotti, l’ex “parroco innamorato”, padre di un bambino, ora ridotto dal Papa allo stato laicale.

È accaduto nella mattinata di ieri nella cappella di San Bartolomeo, a Monterosso sui Colli euganei, dove Sguotti era parroco fino a un anno fa. Il vescovo, entrando in chiesa, ha chiesto ad alta voce se tra i presenti vi fosse Gianni Biasetto, corrispondente del “Mattino di Padova”, e dopo averlo individuato lo ha preso sottobraccio portandolo fuori e intimandogli: “Tu non puoi stare qui, qui comando io e adesso esci”. Una scena, conclusa dall’indice alzato del prelato che ha ammonito il cronista a non rientrare, svoltasi nell’imbarazzato silenzio dei fedeli.

“Mi sono sentito offeso e umiliato - è il commento di Biasetto - evidentemente il vescovo considera anche me un emissario del “principe delle tenebre”, epiteto che aveva usato in una lettera inviata a don Sante. Io sono un cattolico praticante e quanto è successo mi imbarazza molto, perché sono stato additato come indegno di stare in chiesa davanti a tutta la comunità. La mia sola colpa, ammesso e non concesso che lo sia, è di aver fatto il mio lavoro e di aver scritto semplicemente la verità”.

Il comportamento del vescovo (che in Curia definiscono “esasperato” dalla prolungata attenzione rivolta dai media al caso del prete-papà) ha suscitato una pioggia di proteste: “Un gravissimo attacco alla libera e corretta informazione in uno Stato laico dove il dialogo e il confronto tra cittadini, vescovi compresi, dev’essere fondato su rispetto e tolleranza reciproci”, è la condanna espressa dal comitato di redazione Finegil (il gruppo per cui lavora Biasetto), sindacato veneto giornalisti e Unione cronisti italiani. “Intollerabile e inaccettabile.
Non ci sono altri aggettivi per definire quanto successo nella chiesa di San Bartolomeo a Monterosso di Abano”, ha affermato Guido Columba leader dell’Unione Italiana Cronisti. “L’unica colpa ascritta al giornalista è quella di aver fatto il proprio mestiere riportando l’evoluzione di una vicenda che è rimbalzata sulle cronache nazionali e internazionali”.

Ovviamente la Santa Sede non si è pronunciata riguardo allo spiacevole evento, evidentemente considerando come sue le opinioni del Vescovo. L’episodio fa riflettere e mette in luce come la Chiesa sfugga non solo alle critiche, ma, come in questo caso, agli episodi “imbarazzanti” (che “imbarazzanti” non sono) che la riguardano. La Chiesa vuole il silenzio, vuole sotterrare. Ma sotto il tappeto c’è tanta di quella roba da provar vergogna.

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